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Collettivo Cupra - Francesco Vaglica

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CUPRA – Pittura non addomesticata

Il fare pittorico come pratica di autonomia e sperimentazione“ CUPRA – Pittura non addomesticata” si configura come un collettivo artistico che nasce e si sviluppa come espressione di una ricerca pittorica condivisa, intesa come spazio aperto di sperimentazione e confronto tra individualità autonome. Più che un semplice dispositivo espositivo, CUPRA è un luogo di indagine attiva in cui costruzione, materia e disciplina del gesto si intrecciano in un dialogo costante tra visioni personali. Le opere presentate prendono forma all’interno dello studio-galleria di Via Cupra a Roma, ambiente dedicato alla produzione e alla riflessione pittorica, dove il collettivo ha progressivamente consolidato un percorso comune. Il progetto nasce da un’idea di Francesco Vaglica, pittore attivo nella Capitale da oltre trent’anni e Maestro della storica Scuola di Arti Ornamentali “San Giacomo” (fondata nel 1872), e si sviluppa come esperienza condivisa di pratica e trasmissione. CUPRA si definisce come un centro di ricerca pittorica che privilegia la sperimentazione come metodo e la costruzione di una verità individuale come esito. In questo contesto, la pittura si sottrae a logiche di adesione alle tendenze dominanti, per concentrarsi su un processo consapevole in cui ogni artista elabora un proprio linguaggio attraverso il rapporto diretto con la materia e il gesto. La dimensione sperimentale non si risolve in un’estetica comune, ma si articola nella pluralità delle soluzioni formali, ognuna radicata in un’esperienza personale. Lo studio di Via Cupra 37 si presenta come un laboratorio vivo, in cui il confronto continuo tra gli artisti alimenta una stratificazione di pratiche, riferimenti e possibilità. In dialogo con le istanze della pittura moderna e con le sperimentazioni del Novecento, la raffigurazione del reale diviene un punto di partenza, aperto a successive trasformazioni e interpretazioni che conducono a esiti profondamente individuali. All’interno di questo spazio, la ricerca si fonda sull’intreccio tra dimensione personale e pratica collettiva, configurandosi come esercizio costante e consapevole. Non si persegue l’adesione a uno stile definito né l’imitazione di modelli, ma si afferma una tensione verso l’autonomia del fare pittorico, dove ogni scelta — di tema, forma o gesto — risponde a un’urgenza interna. Ne emerge una pittura libera, non allineata, autenticamente non addomesticata.

Via Cupra e Pietralata

Via Cupra non è un dato geografico ma una condizione: un margine attivo, una soglia urbana capace di generare possibilità proprio nel suo porsi al di fuori delle direttrici più esposte e codificate. Qui la strada assume il ruolo di elemento discreto ma significativo all’interno di un tessuto urbano vitale e in continua evoluzione. In questo, rispetto ai circuiti centrali, prende forma uno spazio che non si limita a esistere ai bordi, ma agisce come luogo di elaborazione autonoma, libero da quelle dinamiche che spesso orientano i contesti più visibili verso forme di rappresentazione già previste e modelli di fruizione standardizzati. All’interno di questo ambito, sottratto a logiche di centralità convenzionale ma capace di generare senso attraverso la propria specificità, si colloca lo studio di pittura e galleria d’arte fondato da Francesco Vaglica. La sua pratica, fondata su metodo e disciplina, si sviluppa come dedizione costante a una ricerca pittorica immersa nel reale. In questo contesto, CUPRA si definisce come una realtà di frontiera culturale: una compagine pittorica indipendente, non accademica né programmatica, che si fonda su una pratica continua, radicata nel luogo e nelle sue trasformazioni. Il territorio di Pietralata e dell’area di Portonaccio si è configurato, nel corso del secondo dopoguerra, come spazio di significativa trasformazione urbana e sociale. L’espansione edilizia e l’apporto di nuove comunità hanno contribuito a ridefinire l’identità di questi quartieri, oggi leggibili come ambiti in progressiva evoluzione e crescita socio-culturale. Pietralata si distingue per una dimensione storica stratificata, in cui la memoria non si manifesta in forma esplicita ma sedimenta nel paesaggio urbano. Emergono in tal senso presenze di rilievo come il Sepolcro dei Pancratii presso la Basilica di San Lorenzo fuori le mura e il Museo Nazionale Romano – Palazzo Massimo alle Terme, segni di una continuità storica che attraversa i secoli. A partire dalla seconda metà del Novecento, l’area ha attratto sguardi e pratiche artistiche che hanno contribuito a ridefinire l’immaginario della città. Le visioni cinematografiche di Pier Paolo Pasolini, la ricerca pittorica di Renzo Vespignani e le esperienze della Scuola di Portonaccio costituiscono riferimenti significativi, così come la presenza di figure quali Luigi Pirandello, Alfredo Pirri e Bianca Menna. Il poeta Elio Filippo Accrocca ha inoltre contribuito a trasfigurare questo territorio in un paesaggio poetico. Nel presente, Pietralata si configura come un ambito dinamico e in trasformazione, in cui la dimensione naturale della Valle dell’Aniene convive con spazi di ricerca, studi d’artista e istituzioni dedicate al contemporaneo. Si tratta di un contesto in cui la cultura non si manifesta come dichiarazione, ma si costruisce progressivamente attraverso pratiche e relazioni.
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